cristianpagliariccio.net

Ha in mente il tuo benessere!

Altruismo: aiutare responsabilmente!

Tempo di lettura: 4 minuti

traino_aereoEsaltato da alcuni (è molto nobile!) o bistrattato da altri (è da ingenui!), l’altruismo è una risorsa indispensabile per l’umanità e, spesso, prende la forma dell’aiuto gratuito: ci si toglie qualcosa (tempo, denaro, o altro) per darlo agli altri attraverso varie modalità (ad esempio con l’aiuto materiale, il conforto o altro), senza ricevere ed accettare nessuna apparente ricompensa.

Ma è sempre vero che l’aiuto altruistico è una cosa positiva?

Dipende.

Anche se i comportamenti altruistici tendono ad arrecare dei tangibili benefici immediati per gli individui e la società, se essi sono attuati quando non sono necessari, se vengono mal forniti o se per un qualsiasi motivo vengono distorti, perché non se ne controlla bene gli effetti, possono costituire un motivo di turbamento per il ricevente (o il potenziale ricevente), contribuendo alla strutturazione di ulteriori problematiche, soprattutto nel lungo termine.

Un’attenzione all’aiuto, al come lo si fornisce ed all’eco che ha o che avrà, sembra essere essenziale soprattutto ai giorni d’oggi, dove si può incappare nelle dinamiche più disparate, poiché tutto può essere amplificato e/o può essere distorto nell’uso quotidiano dei media.

Non tutti, infatti, sono disponibili a ricevere aiuto gratuitamente (se li si forza a riceverlo diventa un’imposizione), non tutti hanno la reale necessità di ricevere l’aiuto che chiedono o come lo chiedono (si pensi ad esempio ad un giocatore compulsivo che continua a chiedere soldi per giocare), non tutti traggono un reale beneficio da un aiuto estemporaneo e disgiunto da un progetto di vita più ampio e, soprattutto, non tutti traggono giovamento dal conoscere gli interventi di aiuto che altri hanno ricevuto senza un apparente criterio, percependo di non essere in condizione di riceverlo.

Per comprendere questo, in particolare l’ultimo punto, è sufficiente prendere come esempio il fenomeno avviato dal recente Papa Bergoglio, con le sue azioni di conforto attraverso lettere o telefonate.

Il fenomeno è di per sé lodevole, anche se non immune da effetti collaterali che si attivano nel momento in cui diviene pubblico. Gli effetti collaterali dell’amplificazione sono diversi:

  1. emulazione dove la percezione del fenomeno è talmente forte che qualcuno finge di aver ricevuto telefonate dal Papa per avere un periodo di notorietà mediatica (si veda qui);
  2. confusione mista a dolore personale, dove gli utenti confondono i vari servizi. Non è raro infatti leggere messaggi di situazioni di disperazione in cui le persone credono di poter contattare il Papa attraverso i vari siti e non è raro scorgere fenomeni di disperazione e di potenziale delusione, come ad esempio il seguente

Santo Padre, Lei ci dice di non perdere mai la speranza, mi trovo in un momento in cui non solo ho perso la speranza ma addirittura vorrei tanto rinunciare alla vita ma non posso perchè in cielo ho il mio bambino e vorrei un giorno riabbracciarlo. Le ho scritto una lettera ma non ho avuto risposta, forse non merito neanche quella. Chiedo aiuto ma nessuno mi rispondee questo mi fà precipitare sempre più in basso. Mi dica qualcosa, mi dia la Sua benedizione.

In fede X X

Non mancano infatti esempi di siti che propongono tutorial sul come comunicare con il Papa che vengono spesso fraintesi dagli utenti (ad esempio qui e qui)

In questo caso, il silenzio attorno ciò che avviene potrebbe essere un comportamento responsabile. Al Papa basterebbe chiedere alle persone di non far sapere a nessuno ciò che ha fatto ed alle persone basterebbe rispettare tale richiesta, poiché questo avrebbe lo stesso valore per coloro che vengono contattati (eccetto l’essere sotto i riflettori mediatici), anche se il Papa non avrebbe lo stesso guadagno a livello di consensi e di impatto mediatico (che pure è importante).

Per i siti citati basterebbe scrivere a caratteri cubitali che il sito non consente di contattare direttamente il Papa, prevenendo le delusioni legate al credere di essere stati ignorati (anche se questo significherebbe perdere consensi e visibilità nella rete).

Tali considerazione sugli effetti negativi dell’azione altruistica di aiuto, anche se negli anni gli scenari tendono a modificarsi, parte da un’osservazione fatta parecchi anni fa da Staub (1978).

L’autore sottolineava che, per poter agire in modo da arrecare un reale beneficio agli altri, prima di tutto bisognerebbe dedicarsi alla comprensione dei bisogni e degli scopi dell’altro ed agli effetti delle proprie azioni. La mancanza di tale comprensione, infatti, sarebbe correlata con la possibilità di compiere errori grossolani e potenzialmente nocivi per sé e per gli altri.

Sarebbe quindi utile non agire troppo d’impulso, a meno che non si sia in una situazione d’emergenza (come in un incendio, in un incidente, ecc.), dove il discorso esce dal campo dell’ordinario ed entra nel campo dello straordinario.

Va ricordato, infine, che molti comportamenti di aiuto, se scriteriati possono arrecare danni alle persone.  Quando si emette un comportamento altruistico scriteriato, infatti, si corre il rischio di danneggiare il destinatario, portandolo a convincersi della propria incapacità, favorendone l’apprendimento del bisogno di dipendenza nei confronti degli altri, oppure facendolo sentire svalutato. Questi effetti divengono più probabili se i comportamenti altruistici vengono compiuti principalmente perché costituiscono una soddisfazione per colui che li attua, anche se non se ne rende conto, rinforzando la percezione positiva delle proprie attitudini e credenze (Roche-Olivar, 1997). Se mal posta, quindi, un’azione altruistica può divenire un’intrusione nella vita del ricevente, soprattutto se le ragioni che spingono ad attuarla sono di tipo egocentrico, anche se non le si percepisce come tali.

Considerando quanto detto, dunque, potrebbe essere utile fare in modo che la nostra attenzione si sposti dall’altruismo indiscriminato alla prosocialità, dove vi può essere una maggiore competenza nel fornire l’aiuto e dove, nel dedicarsi all’altro, si impari a tenere debitamente in considerazione anche le proprie possibilità, i propri limiti ed i bisogni e le necessità dell’altro in un arco temporale ampio (non solo nell’immediato).

Far del bene è oggigiorno indispensabile ma questo deve essere fatto salvaguardando il benessere di tutti gli individui implicati: benefattori e beneficiari.

Ricordiamo: aiutiamo responsabilmente! 🙂

Un caro saluto.

Cristian Pagliariccio 🙂

 


1) Staub (1978). Positive Social Behavior and Morality. Social and personal influences. New York, New York: Academic Press.

2) Roche-Olivar (1997). Ottimizzazione prosociale: basi teoriche, obiettivi e strumenti. In R. ROCHE-OLIVAR (Ed), La condotta prosociale. Basi teoriche e metodologie di intervento, (pp. 15-36). Roma: Bulzoni Editore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

cristianpagliariccio.net © 2009 - 2018